già, ma cosa succede quando entri?
liberale, accetti con disinvoltura il passaggio. apri la portiera e ti introduci
senza troppi pensieri nell’abitacolo altrui.
forse, ti sarà utile aver letto la mia nuova visione sintetica del mondo.
tipi di abitacolo.
autoolfatto.
entri. …riemergi dal buio qualche secondo piu’ tardi e riprendi conoscenza. richiami alla mente i tuoi dati
anagrafici e comprendi lentamente che il tuo olfatto è andato in overload. ammiri la ghirlanda di arbre magique,
un mirabile campionario di essenze nauseanti che conferiscono al proprietario quella inconfondibile sfumatura
tra il buffone e il burino che ti fa venire voglia di ficcargli l’accendisigari nel retto.
mentre lui - vagamente compiaciuto enumera vogliosamente i profumi che la sua auto offre all’incauto avventore,
tu mentalmente gli scaraventi contro ventiquattro mattonelle di turpiloquio purissimo e
scorgi inquietanti nuove prospettive deodoranti.
immancabile l’impietosa polverina alla mela verde,
tecnologico l’aggeggio con clip montato alla meno peggio sulle bocchette di aerazione. tra i sedili
posteriori - sacrilegio! - un clone dell’arbre magique, qualcosa tipo ‘la quercia dello stregone’, col
colore che è venuto via e ha colorato in eterno la tappezzeria.
gran tocco di classe la casalinga gelatina
da bagno alla violetta, in plastica traforata. nauseato allunghi le mani verso il portaoggetti alla ricerca
del sacchettino di carta per regalargli ciò che rimane del tuo pranzo, ma ti sorprende festoso, nel cassettino,
il museo nazionale dei neutralizzatori di ascella, con regolare biglietto di ingresso e piccolo shop all’uscita.
accusi un malore, lo fai fermare e ti allontani strisciando attraverso i campi.
ti ritrovano quattro giorni dopo in stato confusionale svenuto sul delta del Po e ordinano l’autopsia per direttissima,
incriminandoti per abuso di sostanze strabilianti.
automuseo
entri. ti rendi ben presto conto che, per lui, l’auto vale piu’ della sua stessa vita. non un solo granello di polvere.
al confronto, le auto in concessionaria hanno interni trascurati e sudici. riluce il pomello del cambio in oro zecchino,
risultato di una fusione unica e irripetibile in stampo di acqua santa. lui indossa i guanti per non consumare
il prezioso volante in pelle di cimice del lago di como, realizzato a mano da un artigiano religioso il cui nome è leggenda. Emanuele Leggenda,
per la precisione, ex tossicodipendente stupratore passato al clero grazie ad assassinio seguito da sostituzione di persona e circovenzione di incapace (
conosciuto nel luogo come Don E, ovvero Don Eroina).
fai appena in tempo ad accorgerti che hai inzuppato i tappetini di fango e senti la fredda canna della colt che affonda nel tuo cervelletto.
inizia a piovere e scatta la tragedia. accosta, scende, si denuda e ricopre la carrozzeria di armani per evitare i fastidiosi residui di calcare.
non lo trovi mai in giro senza la pelle di daino. non ha ancora tolto dopo due anni le plastichine azzurre protettive sulle finiture in alluminio.
quando entra nell’abitacolo, tipo barca, si toglie le scarpe. e le butta via, per garantire un abitacolo asettico. lo cerchi per abitudine
nei necrologi dopo ogni grandinata.
autocassonetto
entri. d’impulso gli confessi di non aver pagato la tassa smaltimento rifiuti. lui non afferra ma concludi che è meglio così.
fai per inclinare il sedile ma schiacci il reperto n.358, numero due lattine alluminio originali di coca cola 1975. l’abitacolo
è una collezione raffazzonata di oggetti che, una volta entrati non hanno più rivisto la luce.
parli di musica e spunta dal sedile posteriore jim morrison, sussurra qualcosa ma riaffoga miseramente nell’incommensurabile quantità di cozze che crescono
rigogliose sul substrato storico della macchina. sai, c’è anche hendrix là sotto, mormora lui tra il timido e il soddisfatto. osservi distrattamente il cassettino
portaoggetti diviso in tre scomparti colorati per la raccolta differenziata e scendi giusto in tempo per la coincidenza con la chiatta che porta alla raffineria di Rho.