quindi sono davvero stanco.
e ho come l’impressione che la mia vicina si troverà presto a metà strada tra il pavimento e l’olio bollente che generosamente le donerò attraverso le feritoie della sua totale assenza di qualsiasi elemento biologicamente rilevante.
ti!
(osservo) mentre percorri percorsi di *ghiaccio*
con atteggiamento che sa di (sorriso+sfrontatezza)²
ma!
[[[ non - h a i - ]]]
concorrenti e quindi
altero la percezione miaslashtua delle violazioni
> > # p_a_l_e_s_i #
che esponiiiiiiiiiiii
giGantescHe ^ ^ ^
..ma, volteggi, non so nemmeno il perché.
e tempestivamente roteo tutte le estensioni a forma di portello che mi conducono a -30 metri in zona non meglio precisata dell’oceano indiano - visualizzo frammenti di poltiglia polverosa e chiedo agli ippocampi alpini che mi osservano curiosi che treno prendere per attraversare la circonvallazione di due unità soffuse di miele.
ma con disinvoltura le dici qualcosa del tipo “stasera voglio la pizza, la devi fare tu a casa mia, devi ovviamente prendere gli ingredienti, anzi già che ci sei fai prendi questo e quello, passa a prendere le mie chiavi di casa in ufficio, ah guarda che devi caricare e far andare la lavastoviglie“. di tutte le risposte che ti aspetti, la meno probabile è ok, ma è proprio quella che ottieni e comprendi che a volte la realtà è molto giusta nei tuoi confronti.
e mi si spaccano i pensieri nel vano tentativo di infiammare la presenza costante dell’io involutivo.
risveglio. risveglio, senza motivo apparente. apri gli occhi, ti sorprendi. piove e grandina. io che mi sveglio a quest’ora, questa è da scrivere sul calendario, pensi. intanto, piove e grandina. vivere in una mansarda regala suoni particolari, la grandine si sente vicina, nitida. già, nitida.
e tu hai gli occhi ancora appannati, osservi l’acqua e il ghiaccio che battono con forza sul finestrone del tetto. e hai una strana sensazione, il suono dell’acqua è così preciso, presente che quasi ti sembra sia dentro casa. incredibile come possano ingannarti la sensazioni quando sei ancora per metà nel mondo dei sogni. oh, più ne ascolto il rumore più mi sembra di essere circondato dall’acqua.
poi, ti rigiri nel letto e guardi l’altro finestrone del tetto.
..fino a sei isolati di distanza i tuoi vicini intuiscono dall’interminabile sequenza di madonne che tiri giù emanando rosari di bestemmie dolby surround che l’altro finestrone te lo eri dimenticato aperto.
ci sono soltanto due momenti nei quali è mio desiderio che nessuno mi rompa i coglioni: quando sto mangiando, e quando non sto mangiando.
hong kong will take your breath away.
se non altro, l’ufficio del turismo di hong kong è dotato di umorismo, benché nero. (link)
si fa strada nel mondo civile l’uomopolti. quello che la polmonite, quella tipica, proprio non se la vuole prendere. perché un amico della nonna luisa gli ha detto che l’aria condizionata fa male. uomopolti quindi è disposto - piuttosto che accendere quel fottutissimo condizionatore - a trasformarsi in vaporella ammorbando intere schiere di colleghi col proprio sudore, facendo detonare gli igrometri e trasformando l’ufficio in cartolina dal borneo.
uomopolti, se ci tieni a goderti gli ottanta gradi in estate, mettiti il golfino di lana della nonna ma non rompere i coglioni.
skip intro.
ovvio, chissenefrega di aspettare cinque minuti per scaricare estetica insostenibile quando non vuoi perdere tempo. storicamente, i visitatori che non cliccano skip intro sono:
- il grafico compiaciuto del proprio lavoro, che se lo riguarda n volte
- gli amici, i parenti stretti e la cugina dagli states
- il o la ex del grafico, per poter dire che stronzata, da quando non sta più con me ha perso la sua vena creativa e poi gettarsi dal quinto
- i commerciali di fastweb, per poter dire vede, con noi può sorbirsi stronzate immani e -contemporaneamente- telefonare!
valutavo tra me e me l’inconsistenza atipica di una formulazione rigorosa dell’antitempo e tenevo d’occhio il semaforo smeraldo — ma grandissimoStronzo stimando il rubino gradevole parava la sua panza da trasporto eccezionale allineandola al mio manubrio che, idealmente, doveva risolvere alla radice la sua cirrosi. le virtù dell’alienazione materiale hanno separato la realtà in strati dei quali io occupo quello intitolato alla fine non è successo un cazzo.
deliri aracnofobici. la senti urlare da otto stanze di distanza e tu, inalterato nell’espressione, con atteggiamento che è ormai consuetudine ti dirigi verso il ragno più vicino.
e varchi la soglia con una certa sicurezza che ti conduce rapidamente al freezer per scoprire che il tuo ricordo di gelato è una falsa memoria. ma poi risali alla persona responsabile e pianifichi azioni correttive.
l’aumento di temperatura causato da cugine su sagrato crea in zona lacustre clima equatoriale. con l’occasione, trasformati gli uffici in rettilario. i condizionatori settati su posizione antartide ci prendono per il culo e impongono sofferenza in forma di afa abrasiva. sto mandando il mio curriculum in groenlandia.
percepisco teorie di bagliori senza soluzione di continuità che penetrano nella mia corteccia mi si infilano sottopelle e nell’immenso di uno sterile e freddo giovedì di settembre rifiutano l’assunzione di un hamburger ma si esibiscono in figure geometriche perfette.