se c’è una cosa che detesto è quando scrivi a info@whatever.com e ti rispondono grazie per averci scritto via e-mail, per avere informazioni chiami il seguente nr di telefono.
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“questa periferica non utilizza alcuna risorsa perché ha un problema”
(proverò a parlarle con dolcezza, magari si apre e mi racconta il suo cazzo di problema)
dodiciore di autostrada purissima su un percorso lungo, normalmente, sei ore.
umiliante osservare famigliola su rollerblade abbagliare per chiedere strada
se vi capita di trovarvi in zona piazza di spagna a roma in orario cena, correte verso l’osteria gusto, sotto i portici dietro alle messaggerie musicali.
per ora, non ho altro da dire se non: filtri.
chilling
camminando all’ultimo piano della torre
il vento che passa da parte a parte
alle finestre, il mare
chilling
“you know what’s on my mind right now?
it ain’t the coffee in my kitchen
it’s the dead nigger in my garage”
il problema è che qt non potrà mai superarsi. non potrà mai, mai regalarci nuovamente qualcosa di lontanamente simile.
time /inconsistence/ is unusually high
oxygen is everywhere
my cells are floating in 100% pure plastic
i love gasoline
you will burn.
sugar magnolia
la mia capacità di resistenza in spiaggia è stimabile attorno ai venti minuti.
se la permanenza arriva a 60 minuti completi 1) percepisco profumi di arrosto e sangue nei dintorni delle mie spalle 2) pianifico morti incomplete e sofferenti per i soggetti circostanti.
la balneazione è ok se corredata da fragranze solferine ed abbondanza di idrocarburi, altrimenti -> mi annoio.
in vacanza, il soggetto medio è in grado di rimanere fermo per ore, specialmente sotto il sole
in vacanza, il sottoscritto medio è in grado di bestemmiare per ore, specialmente sotto il sole
se la temperatura sale sopra i 22 centigradi, prediligo la compagnia dei vampiri.
ammiro la circolazione locale
fiat tipo d’annata seduce ford transit 1 a zero
fiat tipo imbocca contromano
ford transit sopraggiunge regolarmente
fiat tipo strombazza
ford transit si scusa e indietreggia, dichiarando di aver imboccato nel senso giusto per pura distrazione
non ammiro auto civetta in autostrada composta da subaru impreza + 2 finti giovani finti cocoricò finti corridori veri figli di puttana
ammiro la spiaggia deturistizzata vicino al faro e le onde casareccio-californiane
mi siedo sull’arancione ondulato e trovo conferme: rimane ancora oggi il punto in assoluto più alto di tutta la città
a questo punto e fino a mezzanotte sperpero emozioni irreverenti nel tentativo di ucciderle nel momento esatto in cui oggi sarà domani
e frequento le frequenze dell’astronomia globulare in zollette.
the abruzzese fast lane
osservo infanti prodigio realizzare ardite costruzioni sabbiose sulla carrozzeria
della mia auto. intuisco l’improrogabile necessità di un lavaggio.
privo di mio fratello, mi appresto
ad affrontare la nuova esperienza. ma non dimenticherò la sua assenza nel momento del bisogno.
mi avvicino ad un fai-da-te. rilevo con malcelato disappunto che l’operazione comporta fatica ed impegno mentale, due lussi che per oggi mi permetterò di non concedermi.
mi avvicino ad un autolavaggio dimesso, fuori zona. esausto, decido di interrompere le ricerche. alloggiato in un vecchio garage di una casa decadente, l’autolavaggio è presidiato da un vecchietto dall’aria stanca. sul momento, non faccio caso alle ghette in oro massiccio e alla dentatura in adamantio.
gli metto in mano le chiavi.
vecchietto si avvia, si infila due peperoncini nel retto, rutta per il rinculo e si infila nella macchina. sgasa. disattiva il controllo di trazione, insultandomi. si benda gli occhi. si ammanetta i polsi. accende la pipa. sgomma, impenna, testacoda, ingresso plateale nel garage, posizionamento perfetto. esce dal finestrino, con mirabile acrobazia, solo dopo cinquanta flessioni su una sola mano.
applausi.
il sindaco gli consegna la coccarda d’ordinanza. la moglie improvvisa uno strip *ma* viene scambiata per un orso abruzzese e viene abbattuta a pallettoni.
inchino. vecchietto ringrazia, si sistema la cravatta e il tanga. prende la frusta, il cerchio infuocato e schiocca le dita. venghino signori venghino. accompagnati da musica circense e dalla tradizionale festosa salva di peti, fanno la loro comparsa nr.8 minorenni armati di stracci, spruzzatori, aspiratori e strumenti segreti. l’ultimo esibisce un narghilé ricevuto in regalo, ma non rivela da chi.
pitstop. i bambini prodigio attaccano l’auto. scatta il cronometro. ogni dieci secondi, schiocca una frustata. vecchietto dirige l’azione, fischiettando la cavalcata delle valkyrie versione remix.
sullo sfondo, un vhs d’annata proietta matrix in dialetto abruzzese. “fije me, vulit’a pasticca bblu, o chilla ròssa? la magnate cuscì, o co’ nu sorso de lu vino mio?”. morpheus è impersonato da ZìMarino, pastore corpulento della zona assiduo frequentatore della casa circondariale.
vecchietto mi racconta delle tante difficoltà del complesso mercato degli autolavaggi. un suo povero concorrente, pace all’anima sua, non ha retto lo stress suicidandosi, pugnalandosi quattro volte alle spalle e gettandosi dal molo. una vera disgrazia.
annuisco.
bambinonumeroquattro lascia un alone sul cofano. viene portato per le orecchie nel retrobottega.lo ritroveranno tra cinque giorni,
glassato di calcestruzzo,
a fare da polena per un peschereccio locale.
l’auto viene smontata, pulita pezzo per pezzo, riverniciata, ricondizionata, lucidata, sottoposta a crash test, ricostruita, collaudata e consegnata. tutto in ventiquattrovirgolatre secondi. nuova.
dal mare, si vedono fuochi d’artificio celebrativi. vecchietto firma autografi e accetta prestazioni sessuali da fan compiacenti di entrambi i sessi.
venti euro, tuona.
pago, e mi allontano. nello specchietto, vedo le luci spegnersi e vecchietto accasciarsi fuori dal garage in posizione fetale. il contachilometri segna zero.